La Ceretta Approssimativa

La Ceretta Approssimativa è un progetto parallelo ad un progetto di vita principale che non è andato a buon fine. Nasce allo scopo di dare un contributo approssimativo, superficiale e a tratti un tantinello acido a tutti coloro che non si sentono rappresentati dallo stereotipo di persone metropolitane e alla moda tirate su a noccioline e Moscow Mule.
Ogni settimana ci sarà una nuova Storia di Vita Vissuta Male messa in grafica da una delle più grandi artiste sottopagate e vituperate dell’ italico stivale ,e, sempre ogni settimana, potrete contribuire a dar vita alle nostre Rubriche:

NICOLETTA-BIO2

Posta Indesiderata, la rubrica che risponde ai vostri drammi esistenziali con fastidio ed albagia.

NICOLETTA-stile ostile1

Style Ostyle, la rubrica che farà assurgere i vostri peggiori outfit a nuove tendenze.                                                                                                                                                                                      

Annunci

In questo brutto mondo prima o poi diventiamo tutti USB non riconosciute

 NICOLETTA 2

OOPSS I DID IT AGAIN!

Pregevolmente cantava una gagliarda Britney Spears ignara del fatto che la vita le si sarebbe ritorta contro in modi sempre più accattivanti…

In quegli arcadici anni non esisteva ancora lo Smart Phonz, non eravamo “smart”, ma in compenso eravamo felici con quei bei telefoni a mattonella con 2 sole funzioni: chiamare e inviare messaggi.

Era un mondo ingenuo, una batteria ti durava anche 2 giorni, nessuno si strappava i capelli per le spunte di whatapp, Facebook lo usavi solo dal Pc e non avevano ancora introdotto i cuoricini, terribili strumenti atti a comprovare la nascita o il perdurare di relazioni improprie.

Era un mondo semplice grazie al quale saltavi a piè pari una sequela di malattie mentali, e patologie da maniaci del controllo ossessivo compulsivo.

E invece no, il genere umano, mai pago di tecnologia, ha prodotto attrezzi telefonici rompimaroni sempre più sofisticati, dimenticando, al contempo, di fare dei caricabatterie con lo stesso livello di performance performanti.

Ora, questa sarà la miliardesima volta che mi si rompe il caricabbaterie che, alternativamente :

1) si è fatto esplodere

2) si è suicidato

3) si è volutamente perso in stanze di hotel

4) si è menomato

Io che sono di natura Zen a livello di Shifu di Kung Fu Panda, col cacchio che ricompro un altro caricabatterie, io inserirò il freschetto USB nel pc e lui darà nuova carica di gioia al mio Phonz, si io farò così, perché sono scaltra come uno gnu isolato dal gruppo  nella savana.

Eh ma come? ma perché? USB non riconosciuta? ma stai pazziann Sony Uaio? Due secondi fa la USB di Phonz era la meglio amica tua e improvvisamente, senza alcun motivo apparente: “USB NON RICONOSCIUTA”.

Esopicamente parlando, questa triste storia di irriconoscenza ci insegna che:

In questo mondo prima o poi diventiamo tutti USB non riconosciute.

Nivea Disage

navigando

Grazie alla democratizzazione della Comunicazione oramai ogni strunz è marenar e tutti hanno uguale diritto e “libertà” di esprimere tutto su tutto, e ciò, a mio modesto parere, ricreerà un sistema di caste, di ghetti, di lazzaretti nei quali finiremo per rinchiuderci pur di non incontrare l’umanità brutta che sta fuori, che poi, non è fuori ma su uno schermo, che poi, non è neanche l’umanità, bensì una proiezione di quello che le persone vogliono comunicare all’esterno, la qual cosa rende ancora più inquietante lo scenario, giacché, se si  proietta fuori il “meglio di sè” che assurda lozza e monnezza c’è dentro?

Paura.

Ma io non voglio assolvermi, no. Io sono parte dell’ingranaggio, io ho peccato più e più volte, io sono parte del problema. Io sono nel problema. Io ho il problema.

In effetti, già prima delle nuove tecnologie, ero una sproloquiatrice professionista, ben prima di tutto questo marasma ero la Regina del fuori luogo, la Contessa della parola di troppo, l’eroina delle verità assolute non richieste.

E’ sempre stato così, ho una valanga di parole dentro e non posso farle morire dentro di me,  e allora tiè muori tu che le ricevi! mors tua vita mea, scusa non è per cattiveria…

Ad ogni modo, tornando a bomba, io non ho paura di essere invisa,  anzi, trovo un certo sconcertante piacere nell’essere schifata, sarà una brutta sensazione ma è quantomeno frutto di un emozione, che per carità è una emozione di merda, però almeno si muove dentro, e muoversi fa bene, senti a me, senti al personal trainer, che è settembre e ci dobbiamo mettere in forma, basta birrini, basta carboidrati e andiamo tutti a yoga, che poi con lo yoga manco ti muovi ma impari a respirare, e allora uno due e tre Inspira – Espira! (waa so proprio portata nell’arte del respirare).

Ecco sono uscita di nuovo fuori tema, cosa volevo dire? ah si Certo, me la stavo prendendo con il web, con la gente, con l’universo mondo, quindi, tornando al disagio, io voglio ergermi a gallo sulla monnezza e redarguire i naviganti parlanti, con albagia, una fraccata di albagia, un monte di albagica albagia.

Perché cari, io alla prossima tag #top #bomb #xxx #f4f #summervibes #lavitaèbella  mi faccio venire le mosse, inizio a schiumare dalla bocca e a mordere i passanti trasmettendogli la rabbia.

Alla prossima invettiva contro ignoti relativa a potenziali invidie, o cattiverie subite, o alle amabili dichiarazioni su come si sia superiori rispetto agli altri io giuro che commento, con l’unico e definitivo commento possibile: “ma chi te se ‘ncula”.

Ecco, questo palcoscenico ci ha dato alla testa, veramente pensiamo di essere così speciali e unici? veramente pensiamo di avere un sintomatico mistero tale da suscitare invidia nel prossimo?

Ci stiamo rendendo conto che siamo na maniata e sciem attaccati ad uno schermo a farci stronziare da altri scemi come noi. A pensare di poter mandare messaggi nell’etere direzionati ad altri noi parcellizzati in pc, smartphone e tablet, altri noi che stanno pensando a diosolosacosa, ma non a noi, sicuramente non a noi, altrimenti sarebbero con noi.

La tristezza proprio.

E quindi che aggiungere ancora? dobbiamo ancora aggiungere? perché non sottraiamo? perché non ci sottraiamo?

 

 

 

 

La difficile gestione sociale della rara patologia del “Sangue Pazzo”.

Da bambina quando mi ferivo grazie alle mie ben note capacità di coordinamento corpo-mente e mi usciva il sangue, la risposta di mia nonna che ne seguiva era: “non ti preoccupare è sangue pazzo”. Questa risposta era a me assai gradita poiché da un lato gonfiava il mio Ego di portatrice sana di sangue pazzo, e dall’altro eliminava ogni rodimento di culo da dolore perché era veramente importante fare uscire il Sangue Pazzo per non sovraccaricare il sistema.

Quindi gettare fisicamente il sangue era funzionale a sturare il Karma, una cosa buona e giusta per mantenere un equilibrio mente-corpo-mondo.
Dalla patologia del Sangue Pazzo ad ogni modo non si guarisce mai. Se ne sei portatore lo sarai a vita, e anche quando ti sentirai tutto Zen o, fingerai indifferenza e savoir a faire verso le cose che ti spostano la nervatura, Lui, Il sangue Pazzo, troverà il modo di uscire. Basterà un tono di voce che non ti convince, una parola fuori posto, una sensazione percepita da lontano per scatenare il Sangue Pazzo in barba a tutta la tua semolinica forza di volontà di apparire come un adulto non afflitto da psicofollia.

Il sangue Pazzo riemergerà in mille modi creativi, spesso tramite messaggi vocali notturni, dita puntate in faccia e deliranti momenti di Fight club contro di Te, contro gli Altri, contro la Vita, il Destino e l’Universo Mondo in toto.

Personalmente non ritengo che il Sangue Pazzo sia un Male.

Essere senza sangue è un male.

Essere senza voglie è un Male.

Essere una Wallera è un male.

Ed in questo indistinto blob di bene-male-odio-amore-desideri-frustrazioni-black out mentali e sangue pazzo che contraddistingue la natura umana io ci sguazzo, tra grandi vergogne e piccoli momenti di presa di coscienza ed incoscienza.

Quindi, alla fine della fiera gettare il Sangue non è una cosa brutta. E’ un processo necessario, anzi è un male necessario.

Che poi, il giorno che capirò la differenza tra Bene e Male sarà forse lo stesso giorno nel quale avrò finito tutto il sangue pazzo.

 

Nomi Cose Città Lettere Testamento. Una summa del tutto niente.

Negli anni, sono passata da un gaudioso estremismo contro: tendenze, personalità, istituzioni, movimenti, idee, cose, animali, persone e città ad un più moderato risentimento verso cose persone città lettera e testamento.

Potrei parlare di un miglioramento caratteriale frutto di un lungo e accurato percorso di crescita interiore, ma mentirei sapendo di mentina.

Semplicemente, quando ho preso coscienza di essere una minoranza e che tale sarei rimasta, con mio sommo giubilo tra l’altro, ho mollato un po’ sui miei feroci giudizi, sul mio sdegno esistenziale, perché la battaglia mi esalta, ma la guerra persa mi accascia.

Detto ciò la wallera mi ha spinto verso una moderata tolleranza, ho aperto la mia vita a possibilità a cui non credo, ho  dato credito a cose a cui non ho dato una possibilità e così via dicendo, diventando, agli occhi del mondo,  una ex rompina in pensione, una che in fondo si è data una calmata per farsi un po’ ciancicare dal sistema.

Ma c’è un limite a tutto, e tale limite non è affatto limitato.

Perché si, io lo ammetto, il mio cuore è ancora zeppo di intolleranze, che siano esse estetiche, morali o  figlie di un cieco risentimento da fastidio innato.

Giacché evito accuratamente di parlare in pubblico di cose serie, per non spingere le persone a credere che io sia in fondo una persona seria e competente, che poi so’ problemi, devi comportarti di conseguenza, spiegare al prossimo perché non sei ancora diventato ministro di qualcosa, leader maximo di un movimento di rottura, ambasciatore di pace, cabarettista, vincitore di premio strega o di un gratta vinci, possessore di una pensione integrativa, insomma so’ problemi, e finiresti anche per sembrare un fallito nel tentare di giustificare i tuoi fallimenti .

Che come fai a spiegare a tutti senza usare molte e molte imprecazioni, che la vita va un po’ a cazzo di cane, e che prima ti da e poi ti toglie e poi ti rompe, così in un moto perpetuo di dare e avere e rompere, e ti senti sempre come se vivessi in una partita doppia, e poi ti tocca bestemmiare, e ci stanno i bambini, e cazzo nessuno pensa a sti cazzo di bambini…

Che come fai a dire alla gente che sei contenta sul tuo terrazzo a guardare le tue piante, ad accarezzare il tuo cane, e che se la lavatrice funziona e non butta acqua per tutte parti tu sei contenta, che riesci a sopravviverti facendo equilibrismi e salti mortali, guardando sempre con sospetto la cassetta postale  foriera di bollette, ma si, che in fondo sei un libero professionista libero, e le tue scrivanie sono sparse per l’Italia, che hai imparato che stare con te non è poi così malvagio come dicevano i tuoi ex, che ridi ancora tanto, e ami un sacco di cose, ed il sole quando ti va negli occhi ti fa il solletico, e che ci sono ancora serate e giorni perfettamente imperfetti.

Che è andato tutto come non doveva andare, ma sta andando bene, tu sei felice nonostante l’assenza della villa al mare, dei due gemelli e dei due labrador, tu stai bene, nonostante quella strana ruga che ti è comparsa in fronte ultimamente, nonostante le scie chimiche e i pesticidi, tu stai bene.

Comunque io volevo solo scrivere un post contro le sopracciglia ad ali di gabbiano, contro chi si firma Cognome e Nome, Contro alcuni comici napoletani, contro una sottocultura dominante che mi fa passare la voglia di vivere, contro il malcostume, contro la volgarità, contro il sistema capitalistico, contro le diete ipocaloriche, contro il razzismo, contro le idee di merda, la musica pop e house, contro il qualunquismo… Sintetizzando contro quasi tutto, ed invece, ecco, mi trovo a ripensare alla mia esistenza, a tutto quello che non si è realizzato e aspetta un po’, mi ritrovo quasi malinconicamente felice, è andato tutto in merda! ma dai diamanti non nasce niente dalla merda nascono i fior!

In diretta dal mio Trentuordicesimo compleanno

37b

In diretta dal mio compleanno, posso dirvi che anche questo anno la sto prendendo bene/male, non c’è male, male male, bene bene, molto bene male.

Un po’ non ho avuto il tempo materiale per farmi il solito elenco alla Subsonica delle “Cose che non Ho”, che poi queste cose che “Non Ho” non mi mancano affatto, anche perché se il tanto trendy Less is More si applica a tutti i settori dell’esistenza io sto veramente molto Less, e quindi, molto More.

Ad ogni modo, in questo mio trentuordicesimo compleanno ci sto seduta comoda, sto facendo tantissime cose che mi danno soddisfazione senza fini di lucro, come questo blog, ho un nuovo paio di scarpe ridicole, la pelle ancora mi regge e canticchio tutto il giorno con quella sensazione primaverile che c’è qualche cosa di fantastico ad attendermi, non solo nel frigo.

Poi ci sono gli amici che ti scrivono i messaggi scemi e ti cantano le canzoni a telefono e tu viaggi nel tempo e nello spazio e sei vicino ai passati te stesso e a tutti quelli che sono transitati nella tua esistenza. Ed è una folla felice, perché si sa, uno ricorda solo il buono, ed è buono.

Insomma, uaiù ma che ce ne fooooo. Ed è così che anche a trentuordici anni risolvi la maggior parte delle questioni, con un sano che ce ne fooooo!

#èquasituttofinito

tuttofinito2I grandi della Storia hanno dato risposte a domande complesse, io invece ho domande inutili e forse per questo non sono diventata una Grande.

Quando si avvicina il mio compleanno entro sempre in una fase iper riflessiva, un anno, per esempio, a cavallo de mio compleanno, mi persuasi che il mio corpo mi stava abbandonando.

Leggevo segnali di ineluttabile degrado ed entrai in una fitta paranoia tanto che abbandonai la vita sociale, mantenendo minimi rapporti con il mondo esterno, per prendermi cura del mio corpo, che, sempre in capa a me, era affetto da un principio di fine.

Ciò si concretizzò in due mesi di cibo integrale e totale assenza di barismo, nonché di un incremento del millemila per mille delle mie prestazioni professionali, che furono remunerate non altrettanto millemila volte.

Questa triste condizione si tradusse in due mesi di merda, nei quali, tra le altre cose, oltre a non perdere neanche un etto, imparai poco e niente sulla mia natura ed in generale sulla vita.

Questa breve storia triste per dirvi che, secondo me, meditare, capirsi, sciogliere i propri nodi esistenziali fa male.

Difatti più ti capisci e più ti schifi, poiché se sei una persona sincera, vedi con chiarezza l’altezza alpinica del cumulo di decisioni errate che hai preso con coscienza, la catena rocciosa delle tue occasioni perse, il Gran Sasso della tue pochezze.

Ora, miei cari, ditemi voi chi desidera veramente vivere nel Condizionale Passato*: Avrei Potuto, Avrei Voluto, Avrei fatto, Avrei detto…

Basta!

Non lo hai fatto, non lo hai detto, non l’hai voluto e non lo hai potuto! E’ Passato e ti ha Condizionato! Abbandona dunque questa infame coniugazione!

Guardati allo specchio, di sera, con le luci a favore, e magari con un po’ di make up e Perdonati!

Sei un cazzone, ma in fondo gli altri non lo hanno ancora capito del tutto, perché, ora, solo perché l’anagrafe dice che sei un po’ vecchio,  la società dice che dovresti avere solidità e certezze nonché una famiglia tua, tu, di punto in bianco, credi a tutte queste storie e vuoi cambiare?

“Avresti Potuto” scalare le più alte cime dell’Olimpo, ma ti piace l’Imperfetto, quindi “Avevi” questa possibilità, ma non l’hai colta.

In fondo la tua vita imperfetta fa di te un semi giovane, la precarietà ti rende affascinante! sii fiero della tua natura, se ti regge bene puoi andare ai concerti e camuffarti per altri 5 anni.

E poi, puoi sempre dire che è stata una tua scelta non avere alcuna certezza, che a te piace l’avventura, perché in potenza  potresti fare tutto!

E vai di nuovo di Condizionale, però, stavolta, Presente.

Quindi amico/a non è tutto finito, al massimo è #quasituttofinito.

*Per scrivere questo post ho utilizzato questa preziosa tabella:

N.B. Ualleroso amico/a dopo la tabella il post continua…

AVERE
verbo transitivo e intransitivo (ausiliare avere) della II coniugazione.
INDICATIVO
Presente Passato prossimo
io ho
tu hai
egli ha
noi abbiamo
voi avete
essi hanno
io ho avuto
tu hai avuto
egli ha avuto
noi abbiamo avuto
voi avete avuto
essi hanno avuto

Imperfetto

Trapassato prossimo
io avevo
tu avevi
egli aveva
noi avevamo
voi avevate
essi avevano
io avevo avuto
tu avevi avuto
egli aveva avuto
noi avevamo avuto
voi avevate avuto
essi avevano avuto

Passato remoto

Trapassato remoto
io ebbi
tu avesti
egli ebbe
noi avemmo
voi aveste
essi ebbero
io ebbi avuto
tu avesti avuto
egli ebbe avuto
noi avemmo avuto
voi aveste avuto
essi ebbero avuto

Futuro semplice

Futuro anteriore
io avrò
tu avrai
egli avrà
noi avremo
voi avrete
essi avranno
io avrò avuto
tu avrai avuto
egli avrà avuto
noi avremo avuto
voi avrete avuto
essi avranno avuto
CONGIUNTIVO
Presente Passato
che io abbia
che tu abbia
che egli abbia
che noi abbiamo
che voi abbiate
che essi abbiano
che io abbia avuto
che tu abbia avuto
che egli abbia avuto
che noi abbiamo avuto
che voi abbiate avuto
che essi abbiano avuto

Imperfetto

Trapassato
che io avessi
che tu avessi
che egli avesse
che noi avessimo
che voi aveste
che essi avessero
che io avessi avuto
che tu avessi avuto
che egli avesse avuto
che noi avessimo avuto
che voi aveste avuto
che essi avessero avuto
CONDIZIONALE
Presente
io avrei
tu avresti
egli avrebbe
noi avremmo
voi avreste
essi avrebbero
Passato
io avrei avuto
tu avresti avuto
egli avrebbe avuto
noi avremmo avuto
voi avreste avuto
essi avrebbero avuto
IMPERATIVO
Presente

abbi
abbia
abbiamo
abbiate
abbiano
INFINITO
Presente
avere
Passato
avere avuto
PARTICIPIO
Presente
avente
Passato
avuto
GERUNDIO
Presente
avendo
Passato
avendo avuto

Perché se avessi fatto studi meno approssimativi, probabilmente avrei ricordato i nomi delle coniugazioni, ciò non di meno non ho bisogno alcuno di consultare la tabella per scrivere e fare sfoggio di coniugazioni impervie, giacché loro vivono corrette dentro di me.

Tutto questo per dire che a volte questa smania di “definire” tutto non serve affatto.

(Ogni riferimento alla mia semi giovinezza è puramente casuale)

Il T9 mi fa scrivere cose…

NICOLETTA T9

C’era un arcadico tempo nel quale per comunicare dovevi essere uno spirito impavido e coraggioso, era un mondo semplice, fatto di telefoni fissi e cabine, di forza di volontà e prodezze.

C’era un tempo in cui se volevi parlare con qualcuno dovevi chiamare a casa dei genitori, rischiando che al telefono rispondessero MadrePadreSorelleFratelli, il che era fonte di tensione e grande imbarazzo, ma al contempo prova provata che dentro di te c’erano quintali di amore.

C’era un tempo in cui per incontrare uno/a dovevi consultare la ZingaraCheFaLeCarte, e quando ci prendevi, beh era segno che il destino voleva questa unione.

C’era un tempo in cui per ovvi motivi logistici la percentuale di figure di merda era sotto un livello di soglia, e questo era un bene, anzi un molto bene.

Poi arrivarono i primi cellulari, ma poiché fare una chiamata costava millemila lire/euro comunque la sovra comunicazione era sotto controllo. Gli Sms con il loro limite di caratteri ti aiutavano a centellinare le recriminazioni, i primi segnali della fine si preannunciavano, ma i costi esosi e le difficili digitazioni comunque facevano sì che si mantenesse ancora un ordine sociale precostituito.

Le prime regole della comunicazione dignitosa si sgretolavano sotto i nostri attoniti sguardi, e con orrore imparammo che tutti i messaggi ricevuti dopo le 2 di notte contenevano falsità dettate da post sbronze melanconiche, che chi ti faceva gli squilli non aveva una sincera volontà di amarti e che squillami sta fresca e fatt na ricarica!

Ora, come accade spesso, è tutto finito!

Non ci sono più regole che tengano, è tutto un blaterare su multi piattaforme, è tutto un doppio senso di faccine e strani segni, un coacervo di cose oscure ed imperscrutabili, di T9 impazziti che dicono cose…

Con le chat non si capisce il senso ed il tono delle frasi, con i messaggi vocali si troncano i discorsi, le emoticon, il cane Anubi, il gatto grasso, è tutto un bordello di interpretazioni.

E poi, e poi, questa facilità di contatto, non è per niente buona. Prima avevamo una dignità, prima quando sceglievi una persona era una guerra civile per parlargli, e quindi sceglievi veramente, avevi coraggio e tutto ciò richiedeva sentimenti forti e basati.

Prima quando te la volevi tirare o volevi mantenere il punto applicavi il trattamento del silenzio, ed invece adesso squittiamo sui social network, abbagliamo nelle chat, ululiamo su whatapp. La dignità è persa, il mistero è svanito, è tutto finito…

Io stessa non voglio farmi masta, perché spesso e volentieri ho abusato di blaterio nelle mie serate divanate, e ciò non è buono perché la gente fraintende, io fraintendo e a bell’e buon mi trovo ad amare o ad odiare, o a schifarmi o ad imbarazzarmi o va capenn, e poi vai di spiegazioni, di forse non ci siamo capiti, non l’ho scritto io l’ha scritto il T9, mio cugino mi è entrato nell’account. Ed invece no, lo hai scritto tu, ma ti sei perso, ti sei fatto prendere la mano in un flusso di coscienza, ed ora nero su bianco c’è una figura di merda nel Cloud, con il tuo nome, ad imperitura memoria del fatto che te le devi tagliare quelle manine sante quando non hai niente da fare.

– Faccina Triste – Melanzana-

Continua a fare male!

12596598_10208734967876756_381453460_o(1)

Per la prima volta su la Ceretta Approssimativa una Riflessione tra Capo e Collo, così per portare il livello della discussione un po’ più in basso, che ad alta quota fa freddo, ci sono le slavine e noi siamo gente di mare che non si sa gestire in queste situazioni.

Lo chef consiglia di leggere questo post ascoltando “Stai andando bene Giovanni” di Giovanni Truppi.

Bene, avete messo su il pezzo? e allora proseguiamo, tanto è un fatto veloce dolce amaro che dimenticheremo tutti molto in fretta.

Da giorni sono perseguitata dal ritornello della canzone sopra citata: “Stai andando bene Giovanni, Dai che ce la puoi fare, Stai andando bene Giovanni, Continua a fare male! questo è un pezzettino del pezzo che vi ho detto di ascoltare, ad ogni modo, se non avete seguito le istruzioni sappiate che questo cantautore ha avuto da me stima e 6 euro di ingresso qualche venerdì fa.

Ad ogni modo la cosa che mi si è ficcata nel cervello è questa frase: Lo stai facendo male! si perché continuare a fare male è una scelta rivoluzionaria, una epica battaglia post moderna, un po’ crudele un po’ romantica, un po’ Pavese ed un po’ Ungaretti, un po’ si ed un po’ no.

Ma analizziamo questo male. Come lo sto facendo?

 1) continuo a fare male perché proseguo a testa alta nei miei errori come un ariete cornuto.

2) continuo a fare male perché picchio duro come un toro cornuto.

3) continuo a fare male perché mi faccio male come se mi avessero incornato i due bestioni citati nel punto 1 e 2.

Che poi, se uno ci pensa questi tre significati in fondo portano sempre allo stesso risultato.

Ora in matematica e scienza della vita sarò anche una pippa super galattica, ma avere ben tre motivi per fare male mi sembra veramente un bel risultato!

E CONTINUO A FARE MALE!

 

 

Vita: sei tutta Sold Out!

SOLD OUT

Salve a tutti,

volevo scrivere un post sull’ammore, poi ho pensato che non si deve parlare di cose che non si conoscono, ed ho desistito.

Ad ogni modo sono stata molto impegnata a riflettere su questioni interne ed internazionali, ho meditato ad esempio sugli americani che stanno supportando Donald Trump che di riflesso rendono noi italiani un poco meno osceni a livello di immagine mondiale, a come sia possibile che nessuno sappia veramente che è sta Step Adoption ma non per questo ci sia un veto sul nominare uteri in affitto a cazzo di cane,  al fatto che secondo me l’aceto di mele non fa dimagrire e a tante altre cose rilevanti quali:

 ma davvero c’è una serie tv sulla vita familiare di Rocco Siffredi?

Ma siamo sicuri che mangiare integrale faccia bene?

 Ma il Dottor OZ si chiama veramente OZ di cognome?

Ma, sopra ogni cosa, al di là del bene e del male, ho riflettuto sul perché io non riesca mai ad entrare in un locale di Napoli, difatti, non appena mi avvicino alla porta, esce uno che urla: Sold Out!

Ho riflettuto e qualche notte, prima di dormire, credo di avere anche avuto qualche geniale intuizione, che purtroppo è andata Sold Out.

Detto ciò vorrei tornare sul locale a Napoli nel quale non riesco ad entrare, perché secondo me, questa cosa è una metafora esistenziale.

Premetto che sono sicura che questo locale non sarà di mio gradimento, lo so, lo sento nelle viscere, ma soprattutto ho visto le foto, età media 18-20 anni, e ciò chiaramente, lederebbe nel profondo la mia autostima, tra le altre cose, sono sicura che fanno i drink sciacquati a millemila euro, e tutto ciò è inaccettabile.

Ciononostante, ogni tanto provo ad entrarci, per curiosità, per malattia mentale, per vedermi negata questa possibilità. Mentre sono in fila, consapevole che il tizio sta aspettando solo me per gridare un plateale Sold Out con tanto di portone sbattuto in faccia, ascolto, guardo la gente, rifletto e mi inalbero.

 E mi chiedo: ma ha un senso attendere una cosa che non mi interessa?

E’ opportuno aspettare un qualcosa che mi deluderà?

La risposta è dentro di me, Nicorettè statt a casa!