La Ceretta Approssimativa

La Ceretta Approssimativa è un progetto parallelo ad un progetto di vita principale che non è andato a buon fine. Nasce allo scopo di dare un contributo approssimativo, superficiale e a tratti un tantinello acido a tutti coloro che non si sentono rappresentati dallo stereotipo di persone metropolitane e alla moda tirate su a noccioline e Moscow Mule.
Ogni settimana ci sarà una nuova Storia di Vita Vissuta Male messa in grafica da una delle più grandi artiste sottopagate e vituperate dell’ italico stivale ,e, sempre ogni settimana, potrete contribuire a dar vita alle nostre Rubriche:

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Posta Indesiderata, la rubrica che risponde ai vostri drammi esistenziali con fastidio ed albagia.

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Style Ostyle, la rubrica che farà assurgere i vostri peggiori outfit a nuove tendenze.                                                                                                                                                                                      

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Buongiorno Degrado!

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Buongiorno Degrado!

questo è ciò che dico tra i denti ogni mattina guardando le spoglie mortali della mia casa incasinata e precaria, che a dire il vero, sarebbe più semplice dare fuoco a tutto, la famosa “una Lampa”, piuttosto che cercare di mettere mano e togliere le 4 stagioni dei panni accumulati in ogni dove, la polvere, lavatrice, stendino, stendino che cade, panni che si sporcano, lavatrice again…

DioSoloSa come un solo essere umano, pregevolmente interpretato da me, possa produrre tanta monnezza.

DioSoloSa perché per cuocere i ceci secchi devi prendere una settimana di ferie, DioSoloSa quanto è difficile essere sani e biologici.

Detto ciò il Buongiorno Degrado è il mio personalissimo saluto al sole, il mio inno zen alla gioia, il mio Uh Uhhhhhh alla vita.

Non si direbbe amici, considerato il mio Style Ostyle di vita, ma potenzialmente sono una candidata a diventare una abbraccia-alberi, nel senso che no, non limonerò mai con gli alberi e neanche li abbraccerò mai, ma ho la tendenza a pensare che se mantengo uno spirito positivo e aperto la gioia mi colpirà come un proiettile dietro la schiena, si si, proprio così, Bang Bang! proprio come dicevano i Florence & the Machine.

Questa storia che, a bell e bbuon, la vita può fare meravigliosi regali, vive dentro di me e nei più oscuri anfratti della mia fragile mente. Ed io ci credo proprio che andrà a finire tutto alla grandissima, che finalmente il Karma mi restituirà tutti i jettamenti di sangue, e che tutto sarà perfettamente geometrico come in un film di Wes Anderson.

Ergo io ci provo ad abbandonare il mio consueto nientusiasmo per aprirmi al volere (benevolo) dell’Universo, e vedo segni di regalie in ogni dove, sento che dietro ogni angolo c’è qualcosa di stupenderrimo per me, lasciato lì proprio e solo per me, che merito tutto, che merito il meglio,  perché io Valgo (e se lo dice la pubblicità io ci credo).

Ed è lì che il Buongiorno Degrado! rompe gli argini e mi ritrascina su questa terra, sussurandomi:

  • Nicolesda, guarda bene nel tuo pacco del destino che ci vedi?
  • e che ci vedo? viaggi! natura rigogliosa, salute amore e fortuna
  • Guarda bene… scosta meglio la carta e in tutta sincerità rispondi: che ci vedi?
  • vedo dei fiori delle cose verdi, fresche allegre, la rinascita della vita, la forza della natura!
  • We Nicolè! e allora si cecat! per l’ultima volta che cosa c’è nel tuo pacco dono del destino?
  •  Cetrioli. ok ora li vedo con chiarezza. Ci vedo Cetrioli.

(Dialogo estratto dalla mia mente combattuta tra animismi panteistici e cetrioli)

P.s. e i cetrioli magnatavell vuje!

Sanremo visto dagli occhi di chi non lo ha visto

 

Nel folto panorama di qualificatissimi commentatori sanremesi sento il dovere morale di portare alla ribalta il mio altrettanto qualificatissimo contributo.

Fin qui, fatta eccezione per la saccenza, tutto bene ma c’è un piccolo irrilevanissimo problema, io Sanremo, nella mia intera esistenza, non l’ho mai visto.

Questa ventuordicesima edizione non fa eccezione, ergo anche lei non è sfuggita alla mia indifferenza.

Pur non avendo guardato e ascoltato nulla in merito alla manifestazione canora, credo di poter dire di conoscerne ogni dettaglio, e quindi, dall’alto della mia conoscenza per sentito dire, posso e voglio contribuire a fare chiarezza sulle querelle che imperversano sul web.

Da quanto ho capito:

– Presentatori: 3

  • Hunziker (è bona, ha degli abiti bellissimi Vs è tutta scem e che tiene da ridere)
  • Favino (è il nuovo eroe nazionale, sa fare tutto, balla, canta e fa di conto Vs niente pare siano tutti d’accordo)
  • Baglioni (si è fatto il botulino e tiene la mazza in culo Vs è un Maestro- Poeta – Genio un signore insomma)

– Partecipazioni di dubbia natura

  • Fiorello Ospite? Sanremo Off? non so bene in che veste sia lì, ad ogni modo vox populi : è un genio -purelui- un eroe nazionale – fighissimo – ahaha che risate. Io poi vabbè so razzista verso chiunque sia stato un animatore, e perdonatemi, ma di lui non mi fido e non mi fiderò mai.

– Cantanti

  • Ornella Vanoni (Anche per lei: botulismo e mazzismo in culo. Pareri contrastanti: Mummia vs Artista di rango.
  • Il Volo (odio diffuso nel web, non posso che concordare su tutta la linea)
  • Ermal Meta ed un altro tizio di cui non mi sovviene il nome (hanno copiato la canzone, male male molto male)
  • Lo Stato Sociale (Dio mi perdoni, 3 canzoni del loro primo disco mi piacevano, e li ho visti anche live. Fatto questo dolorosissimo outing, la canzone piace a tutti, quindi, desumo sia una immane cagata.)
  • Ron (canta una canzone che gli ha regalato Lucio Dalla, questa canzone A) è bellissima e si sente la presenza di Lucio B) è un insulto a Dalla come ha osato? )
  • Nina Zilli (è bona)
  • Elio e le Storie Tese (A) mitici come sempre! B) la canzone è ridicola e stanno prendendo in giro tutta Italia)
  • Lorenzo Baglioni figlio? Nipote? Parente di secondo grado? Canta? Fa la regia? (Non mi è chiaro, ad ogni modo è sicuramente e senza dubbio alcuno clientelismo)

E dall’Ariston è tutto! a voi la linea!

 

Essere una persona “meglio”

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Vorrei essere una persona meglio.

Una di quelle donne delle pubblicità moderne, un po’ hipster, un po’ donnAziendale multitasking, che entrano in casa saltellando mentre si  levano le scarpe fashion con i tacchi e si sbracano sexy sul loro divano di design. Una di quelle che quando i figli inchiaccano e inzozzano tutta casa invece di avere una crisi isterica e cominciare un torneo di lancio dello zoccolo del dottor Scholl atto a ferire temporaneamente quei figli di nessuno/che chi me lo ha fatto fare a me/GesùGiuseppe&Maria, fanno spallucce e sorridono amorevoli, perché tanto vabbé ora ce lo passo io uno scottex superassorbente, che poi domani viene Dolores a nero a scrostare la mia lussuosa e democratica zozzura e mettiamocelo sto grandissimo Chisseneeeee Tatatatatataaa.

Oppure vorrei essere una abbraccialberi, una che mangia vegano e si ricopre di juta, una che pensa che tutti siano buoni e salvabili, che fa capoera, che ascolta la musica Africana, compra solo Bio e tiene i Chakra tutti aperti e ben areati.

Ancora mi potrei benissimo accontentare del modello donna post rock, quella che fa serata anzi quella che “è” la serata, smokey eyes, old fashion e un toy boy a rotazione.

Ma purtroppo, io c’ho la uallera.

La uallera, non è altro che un’ernia inguinale principalmente figurata, poiché raramente usando la parola “uallera” ti riferisci alla vera e proprio patologia, piuttosto quando invochi la “uallera” stai ad indicare un complesso di sentimenti che ti impediscono di fare cose. La uallera non è proprio noia bensì una miscela di cose: noia, stanchezza, ignavia, melanconia con una punta di misantropia e misoginia.

La uallera è dunque uno stato mentale per il quale ogni piccolo gesto, volto alla realizzazione di un qualsiasi obiettivo che non sia inserito nel paniere dei basic needs è, di fatto, faticoso, impegnativo ergo superfluo.

Quando poi la uallera si accompagna anche ad un reddito casuale, fatto di alti e bassi come in un moto browniano dell’animo, e allora non c’è speranza alcuna che tu alzerai il tuo sacro sedere dal divano (rigorosamente non di design e avuto in regalo da un parente benestante) sul quale sei incollato mentre ti perdi in amene riflessioni come di cui sopra.

Quindi cari/e risolverei tutta questa questione del miglioramento personale con un semplice vabbè, mi miglioro doMAI.

Le differenze di genere e il mio umile desiderio di non appartenza

Pare che per definire noi stessi dobbiamo per forza di cose entrare in relazione con gli altri, e questa è già na bella rottura di coglioni. Quando poi “gli Altri” non te li sei neanche scelta tu, ma ti capitano tra i piedi come in una grande lotteria della sfortuna, puoi essere open mind quanto vuoi, ma, ahimè, ti riscoprirai una Vera Brutta Persona.

Nelle mia trentennale esperienza di relazioni umane con il sesso femminile, devo dire di aver saltato a piè pari una serie di stereotipi, e di aver solidarizzato urbi et orbi.

Questo perché sono una brava persona? Ma manco per niente!

Semplicemente non mi sono mai sentita parte del genere, e quindi era facile per me solidarizzare, allo stesso modo in cui solidarizzo con la specie animale (in particolare i pinguini e i leoni marini) i popoli disgraziati, i diseredati e i reietti. Mi viene naturale, proteggo e difendo tutto quello che sta più a pezzi di me. C’è anche una altra motivazione più infida che ha fatto sì che negli anni non prendessi nessuna capata storta contro alcuna donna, e la motivazione è che sono una presuntuosa supponente, indi per cui, mi sono sempre limitata a posare su queste disgraziate sguardi di compassione e annessi “ma jaaa poverina…”

C’è anche da sottolineare che, di solito, quando schifi ad UNA, è per colpa di UNO, quindi ho sempre pensato che bisogna direzionare il proprio risentimento verso UNO, piuttosto che verso UNA, che di base si sta già accollando un bel guaio.

Tutto bello tutto giusto, e, fatta eccezione per un numero neanche troppo esiguo di super femmine che stimo ed idolatro, tutto il resto del genere è sempre rientrato in questo calderone di cum pathos e albagia.

Gli anni passavano felici, nella mia dittatura di saluti approssimativi e sorrisi di circostanza.

Poi però è successo. E’ successo che un giorno, sono uscita dal mio corpo e mi sono osservata dall’esterno, e si, ho scoperto che stavo guardando storta ad UNA.

Due fondamentali domande hanno affollato la mia mente:

  • Come fa sta cexxa a reggere il mio bruciante sguardo senza prendere fuoco e scappare tra le fiamme dell’inferno che ella stessa merita?
  • Ma tu – ovvero io – ovvero tu (prendendo le distanze da me)- stai provando queste bad sensations per questa figlia dell’ignoranza?

L’orrore si è fatto largo in me. E la risposta è arrivata cocente come il ripieno di un sofficino findus cotto al microonde:

Tu- Ovvero Io- Ovvero Tu- Sorella Cara – sei una Vera brutta brutta persona nutrita e pregna di rancorosa invidia verso UNA che non conosci, povera incolpevole di vivere in un mondo fatto di meme di gattini e snapchat con le orecchie di cane.

Vergognati.

E mi sono vergognata, al punto che ho scritto questo post. Mi sono vergognata perché sta disgraziata, che per comodità chiameremo UNA, andrebbe compatita, ricoperta di secchiate di cum pathos, accompagnata dal primo psicologo, aiutata a compiere i primi passi verso le connessioni neuronali di base. UNA merita il mio sguardo compassionevole, la mia scrollatina di spalle, certo non le saette e l’odio, anche perché il mio Odio ha un suo valore specifico nelle quotazione del mercato nero delle Emozioni.

Detto ciò, scusami UNA, hai preso una cosa che volevo, e per questo ti ho odiata. Ma questa cosa che volevo non ha valore alcuno, e  non la voglio più,  quindi vai e arricreati come meglio credi, non è affar mio.

Prendo distanza da tutta questa storia di odio a cottimo.

Perdonami UNA , non ti guarderò più storto anche perché : Storta Va e Dritta Ven, quindi nel mio “storciarmi” rischio anche di aiutarti a migliorare quella postura da T Rex che tieni.

Oooopsss I did Again!

In questo brutto mondo prima o poi diventiamo tutti USB non riconosciute

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OOPSS I DID IT AGAIN!

Pregevolmente cantava una gagliarda Britney Spears ignara del fatto che la vita le si sarebbe ritorta contro in modi sempre più accattivanti…

In quegli arcadici anni non esisteva ancora lo Smart Phonz, non eravamo “smart”, ma in compenso eravamo felici con quei bei telefoni a mattonella con 2 sole funzioni: chiamare e inviare messaggi.

Era un mondo ingenuo, una batteria ti durava anche 2 giorni, nessuno si strappava i capelli per le spunte di whatapp, Facebook lo usavi solo dal Pc e non avevano ancora introdotto i cuoricini, terribili strumenti atti a comprovare la nascita o il perdurare di relazioni improprie.

Era un mondo semplice grazie al quale saltavi a piè pari una sequela di malattie mentali, e patologie da maniaci del controllo ossessivo compulsivo.

E invece no, il genere umano, mai pago di tecnologia, ha prodotto attrezzi telefonici rompimaroni sempre più sofisticati, dimenticando, al contempo, di fare dei caricabatterie con lo stesso livello di performance performanti.

Ora, questa sarà la miliardesima volta che mi si rompe il caricabbaterie che, alternativamente :

1) si è fatto esplodere

2) si è suicidato

3) si è volutamente perso in stanze di hotel

4) si è menomato

Io che sono di natura Zen a livello di Shifu di Kung Fu Panda, col cacchio che ricompro un altro caricabatterie, io inserirò il freschetto USB nel pc e lui darà nuova carica di gioia al mio Phonz, si io farò così, perché sono scaltra come uno gnu isolato dal gruppo  nella savana.

Eh ma come? ma perché? USB non riconosciuta? ma stai pazziann Sony Uaio? Due secondi fa la USB di Phonz era la meglio amica tua e improvvisamente, senza alcun motivo apparente: “USB NON RICONOSCIUTA”.

Esopicamente parlando, questa triste storia di irriconoscenza ci insegna che:

In questo mondo prima o poi diventiamo tutti USB non riconosciute.

Nivea Disage

navigando

Grazie alla democratizzazione della Comunicazione oramai ogni strunz è marenar e tutti hanno uguale diritto e “libertà” di esprimere tutto su tutto, e ciò, a mio modesto parere, ricreerà un sistema di caste, di ghetti, di lazzaretti nei quali finiremo per rinchiuderci pur di non incontrare l’umanità brutta che sta fuori, che poi, non è fuori ma su uno schermo, che poi, non è neanche l’umanità, bensì una proiezione di quello che le persone vogliono comunicare all’esterno, la qual cosa rende ancora più inquietante lo scenario, giacché, se si  proietta fuori il “meglio di sè” che assurda lozza e monnezza c’è dentro?

Paura.

Ma io non voglio assolvermi, no. Io sono parte dell’ingranaggio, io ho peccato più e più volte, io sono parte del problema. Io sono nel problema. Io ho il problema.

In effetti, già prima delle nuove tecnologie, ero una sproloquiatrice professionista, ben prima di tutto questo marasma ero la Regina del fuori luogo, la Contessa della parola di troppo, l’eroina delle verità assolute non richieste.

E’ sempre stato così, ho una valanga di parole dentro e non posso farle morire dentro di me,  e allora tiè muori tu che le ricevi! mors tua vita mea, scusa non è per cattiveria…

Ad ogni modo, tornando a bomba, io non ho paura di essere invisa,  anzi, trovo un certo sconcertante piacere nell’essere schifata, sarà una brutta sensazione ma è quantomeno frutto di un emozione, che per carità è una emozione di merda, però almeno si muove dentro, e muoversi fa bene, senti a me, senti al personal trainer, che è settembre e ci dobbiamo mettere in forma, basta birrini, basta carboidrati e andiamo tutti a yoga, che poi con lo yoga manco ti muovi ma impari a respirare, e allora uno due e tre Inspira – Espira! (waa so proprio portata nell’arte del respirare).

Ecco sono uscita di nuovo fuori tema, cosa volevo dire? ah si Certo, me la stavo prendendo con il web, con la gente, con l’universo mondo, quindi, tornando al disagio, io voglio ergermi a gallo sulla monnezza e redarguire i naviganti parlanti, con albagia, una fraccata di albagia, un monte di albagica albagia.

Perché cari, io alla prossima tag #top #bomb #xxx #f4f #summervibes #lavitaèbella  mi faccio venire le mosse, inizio a schiumare dalla bocca e a mordere i passanti trasmettendogli la rabbia.

Alla prossima invettiva contro ignoti relativa a potenziali invidie, o cattiverie subite, o alle amabili dichiarazioni su come si sia superiori rispetto agli altri io giuro che commento, con l’unico e definitivo commento possibile: “ma chi te se ‘ncula”.

Ecco, questo palcoscenico ci ha dato alla testa, veramente pensiamo di essere così speciali e unici? veramente pensiamo di avere un sintomatico mistero tale da suscitare invidia nel prossimo?

Ci stiamo rendendo conto che siamo na maniata e sciem attaccati ad uno schermo a farci stronziare da altri scemi come noi. A pensare di poter mandare messaggi nell’etere direzionati ad altri noi parcellizzati in pc, smartphone e tablet, altri noi che stanno pensando a diosolosacosa, ma non a noi, sicuramente non a noi, altrimenti sarebbero con noi.

La tristezza proprio.

E quindi che aggiungere ancora? dobbiamo ancora aggiungere? perché non sottraiamo? perché non ci sottraiamo?

 

 

 

 

La difficile gestione sociale della rara patologia del “Sangue Pazzo”.

Da bambina quando mi ferivo grazie alle mie ben note capacità di coordinamento corpo-mente e mi usciva il sangue, la risposta di mia nonna che ne seguiva era: “non ti preoccupare è sangue pazzo”. Questa risposta era a me assai gradita poiché da un lato gonfiava il mio Ego di portatrice sana di sangue pazzo, e dall’altro eliminava ogni rodimento di culo da dolore perché era veramente importante fare uscire il Sangue Pazzo per non sovraccaricare il sistema.

Quindi gettare fisicamente il sangue era funzionale a sturare il Karma, una cosa buona e giusta per mantenere un equilibrio mente-corpo-mondo.
Dalla patologia del Sangue Pazzo ad ogni modo non si guarisce mai. Se ne sei portatore lo sarai a vita, e anche quando ti sentirai tutto Zen o, fingerai indifferenza e savoir a faire verso le cose che ti spostano la nervatura, Lui, Il sangue Pazzo, troverà il modo di uscire. Basterà un tono di voce che non ti convince, una parola fuori posto, una sensazione percepita da lontano per scatenare il Sangue Pazzo in barba a tutta la tua semolinica forza di volontà di apparire come un adulto non afflitto da psicofollia.

Il sangue Pazzo riemergerà in mille modi creativi, spesso tramite messaggi vocali notturni, dita puntate in faccia e deliranti momenti di Fight club contro di Te, contro gli Altri, contro la Vita, il Destino e l’Universo Mondo in toto.

Personalmente non ritengo che il Sangue Pazzo sia un Male.

Essere senza sangue è un male.

Essere senza voglie è un Male.

Essere una Wallera è un male.

Ed in questo indistinto blob di bene-male-odio-amore-desideri-frustrazioni-black out mentali e sangue pazzo che contraddistingue la natura umana io ci sguazzo, tra grandi vergogne e piccoli momenti di presa di coscienza ed incoscienza.

Quindi, alla fine della fiera gettare il Sangue non è una cosa brutta. E’ un processo necessario, anzi è un male necessario.

Che poi, il giorno che capirò la differenza tra Bene e Male sarà forse lo stesso giorno nel quale avrò finito tutto il sangue pazzo.

 

Nomi Cose Città Lettere Testamento. Una summa del tutto niente.

Negli anni, sono passata da un gaudioso estremismo contro: tendenze, personalità, istituzioni, movimenti, idee, cose, animali, persone e città ad un più moderato risentimento verso cose persone città lettera e testamento.

Potrei parlare di un miglioramento caratteriale frutto di un lungo e accurato percorso di crescita interiore, ma mentirei sapendo di mentina.

Semplicemente, quando ho preso coscienza di essere una minoranza e che tale sarei rimasta, con mio sommo giubilo tra l’altro, ho mollato un po’ sui miei feroci giudizi, sul mio sdegno esistenziale, perché la battaglia mi esalta, ma la guerra persa mi accascia.

Detto ciò la wallera mi ha spinto verso una moderata tolleranza, ho aperto la mia vita a possibilità a cui non credo, ho  dato credito a cose a cui non ho dato una possibilità e così via dicendo, diventando, agli occhi del mondo,  una ex rompina in pensione, una che in fondo si è data una calmata per farsi un po’ ciancicare dal sistema.

Ma c’è un limite a tutto, e tale limite non è affatto limitato.

Perché si, io lo ammetto, il mio cuore è ancora zeppo di intolleranze, che siano esse estetiche, morali o  figlie di un cieco risentimento da fastidio innato.

Giacché evito accuratamente di parlare in pubblico di cose serie, per non spingere le persone a credere che io sia in fondo una persona seria e competente, che poi so’ problemi, devi comportarti di conseguenza, spiegare al prossimo perché non sei ancora diventato ministro di qualcosa, leader maximo di un movimento di rottura, ambasciatore di pace, cabarettista, vincitore di premio strega o di un gratta vinci, possessore di una pensione integrativa, insomma so’ problemi, e finiresti anche per sembrare un fallito nel tentare di giustificare i tuoi fallimenti .

Che come fai a spiegare a tutti senza usare molte e molte imprecazioni, che la vita va un po’ a cazzo di cane, e che prima ti da e poi ti toglie e poi ti rompe, così in un moto perpetuo di dare e avere e rompere, e ti senti sempre come se vivessi in una partita doppia, e poi ti tocca bestemmiare, e ci stanno i bambini, e cazzo nessuno pensa a sti cazzo di bambini…

Che come fai a dire alla gente che sei contenta sul tuo terrazzo a guardare le tue piante, ad accarezzare il tuo cane, e che se la lavatrice funziona e non butta acqua per tutte parti tu sei contenta, che riesci a sopravviverti facendo equilibrismi e salti mortali, guardando sempre con sospetto la cassetta postale  foriera di bollette, ma si, che in fondo sei un libero professionista libero, e le tue scrivanie sono sparse per l’Italia, che hai imparato che stare con te non è poi così malvagio come dicevano i tuoi ex, che ridi ancora tanto, e ami un sacco di cose, ed il sole quando ti va negli occhi ti fa il solletico, e che ci sono ancora serate e giorni perfettamente imperfetti.

Che è andato tutto come non doveva andare, ma sta andando bene, tu sei felice nonostante l’assenza della villa al mare, dei due gemelli e dei due labrador, tu stai bene, nonostante quella strana ruga che ti è comparsa in fronte ultimamente, nonostante le scie chimiche e i pesticidi, tu stai bene.

Comunque io volevo solo scrivere un post contro le sopracciglia ad ali di gabbiano, contro chi si firma Cognome e Nome, Contro alcuni comici napoletani, contro una sottocultura dominante che mi fa passare la voglia di vivere, contro il malcostume, contro la volgarità, contro il sistema capitalistico, contro le diete ipocaloriche, contro il razzismo, contro le idee di merda, la musica pop e house, contro il qualunquismo… Sintetizzando contro quasi tutto, ed invece, ecco, mi trovo a ripensare alla mia esistenza, a tutto quello che non si è realizzato e aspetta un po’, mi ritrovo quasi malinconicamente felice, è andato tutto in merda! ma dai diamanti non nasce niente dalla merda nascono i fior!

In diretta dal mio Trentuordicesimo compleanno

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In diretta dal mio compleanno, posso dirvi che anche questo anno la sto prendendo bene/male, non c’è male, male male, bene bene, molto bene male.

Un po’ non ho avuto il tempo materiale per farmi il solito elenco alla Subsonica delle “Cose che non Ho”, che poi queste cose che “Non Ho” non mi mancano affatto, anche perché se il tanto trendy Less is More si applica a tutti i settori dell’esistenza io sto veramente molto Less, e quindi, molto More.

Ad ogni modo, in questo mio trentuordicesimo compleanno ci sto seduta comoda, sto facendo tantissime cose che mi danno soddisfazione senza fini di lucro, come questo blog, ho un nuovo paio di scarpe ridicole, la pelle ancora mi regge e canticchio tutto il giorno con quella sensazione primaverile che c’è qualche cosa di fantastico ad attendermi, non solo nel frigo.

Poi ci sono gli amici che ti scrivono i messaggi scemi e ti cantano le canzoni a telefono e tu viaggi nel tempo e nello spazio e sei vicino ai passati te stesso e a tutti quelli che sono transitati nella tua esistenza. Ed è una folla felice, perché si sa, uno ricorda solo il buono, ed è buono.

Insomma, uaiù ma che ce ne fooooo. Ed è così che anche a trentuordici anni risolvi la maggior parte delle questioni, con un sano che ce ne fooooo!